“Vale tutto: dalla pellicola allo smartphone“.
Così ho scritto recentemente in un paragrafo della presentazione del mio prossimo Weekend fotografico d’Autore (info a fine post). Essendo, questa frase, inserita nella parte dei requisiti minimi richiesti per partecipare, alcune persone, alcuni amici, mi hanno scritto per sapere se effettivamente, nel corso del weekend, si potesse avere “solo” uno smartphone. Se era una boutade o un’affermazione realistica.
L’occasione mi è quindi utile per ribadire ciò che penso riguardo l’attrezzatura fotografica, dato che nel corso dei miei anni e per i miei progetti, il concetto del “vale tutto” è stato da me adottato senza alcun problema o remora di sorta. Sono riflessioni che qualcuno, forse, troverà ovvie; ma il fatto stesso che qualcun altro si ponga la domanda, è una questione che probabilmente merita ancora qualche approfondimento. Ebbene, iI punto di partenza NON è mai l’attrezzatura, bensì ciò che si vuole dire e come lo si vuole dire. Portando ad esempio la musica, non esiste solo un timbro di un pianoforte, o di un violino, o di una famiglia di congas, giusto per citare qualche strumento. A seconda del brano da interpretare, il pianista o il violinista di turno si sceglie (potendo) quello strumento che abbia quel particolare timbro, che “suoni” in un certo modo. Che la resa, nei chiari e negli scuri, sia quella adatta al brano ma soprattutto a lui, al suo modo di interpretare il pezzo. Se lo smartphone, quindi, e le varie possibilità di personalizzazione fotografica attraverso le tante applicazioni disponibili, sono il timbro, il suono, la resa che ricercate come vostra precisa scelta, allora avrete la migliore macchina fotografica del mondo, perché sarà esattamente quella che potrà restituire (e restituirvi) quello che voi avete già in testa (e negli occhi). Se, al contrario, avete solo uno smartphone come prima possibilità per realizzare una fotografia, nessun problema: vedrete che pian piano “lo strumento” modificherà il vostro modo di raccontare; sarete voi e la vostra modalità di racconto a sintonizzarvi pian piano con le sue caratteristiche, non in senso passivo ma, al contrario, utilizzando a proprio vantaggio unicità e caratteristiche. Più semplicemente: il percorso che in questo secondo caso vi porterà verso un allineamento perfetto tra “(vostro)racconto e (vostro)strumento” sarà diverso. Forse un po’ più lungo, inizialmente meno autoriale del primo, ma comunque praticabile. Quando si ha qualcosa da dire, alla fine, se vale, quel qualcosa viene sempre fuori.
Vale tutto, dicevo. Per darvi un concreto esempio, vi invito a dare un’occhiata agli scatti de “The Unseen Zone, il backstage del mio lavoro sulla Grande Guerra, realizzato con iPhone, mentre quello ufficiale era in pellicola (vale tutto…). La scelta dell’iphone e del “timbro” ovvero una tra le mille configurazioni, è assolutamente voluta. Non solo nessuna macchina da xmilamilioni di euro mi avrebbe dato quella “cifra fotografica”, ma il tempo di restituzione della suggestione che volevo arrivasse era perfetto, immediato. Potevo rivivere da subito quel momento, esattamente come l’avevo visto e vissuto, con tutto ciò che c’era dentro, tecnicamente ed emotivamente, senza dover provare a ricrearlo in post-produzione, magari una settimana dopo, perdendo per forza di cose la gran parte di quella che era la suggestione che volevo restituire all’osservatore: la sua “unicità”.
È il “momento” che fa una fotografia. E la fotografia è “quel” momento. Non potrai replicarlo giorni dopo, al computer. Quell’imperfezione naturale che è “la e della” fotografia non sarà riproducibile con il fotoritocco. Al computer potrai ritoccare tutto, colori, luci… Ma non potrai mai fare nulla per ricreare “quel” momento.. […] ” (Michael Kenna)
That’s it. La sintesi di tutto quanto detto, alla fine, è sempre la stessa: indipendentemente da ciò che avrete in mano, è sempre quello che volete dire che conta; è sempre ciò che siete e ciò che avete in mente di portare a casa, per voi prima di tutto.. Lo strumento aiuta, così come la tecnica, certo. Ma non pensiate sia lui a condurre le danze, non “appoggiatevi” a lui. Il fulcro siete voi.
Di questo vi dirò, su questo lavoreremo e discuteremo insieme, nel corso del weekend di giugno.
MI auguro di incontrarvi, anche con lo smartphone. Vale tutto, giusto? 😉
Weekend fotografico d’Autore. Con Alberto Bregani
24/26 Giugno Rifugio G. Segantini Val D’Amola
Info e iscrizioni: http://bit.ly/weekend_autore_giu
In collaborazione con Trekking Fotografici.
Foto di copertina: ©Massimiliano Abborretti
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