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La vita ha bisogno di tempo per svelarci i suoi percorsi. Sentieri che noi non conosciamo e che percorriamo giorno dopo giorno con l’emozione della scoperta: forse, in taluni casi, con la possibilità di poterne modificare il tracciato. Forse. Certe volte poi si ha proprio l’impressione che certi giri fossero già stati scritti, che noi abbiamo avuto l’illusione di esserne protagonisti ma che tutto alla fine lì doveva arrivare. E’ quanto ho pensato ieri quando ho ricevuto questa foto da un amico di papà, Bepi Pellegrinon, editore, scrittore, alpinista. Ritrae mio padre a colloquio con il grande Dino Buzzati nel ’67 in occasione di una mostra a Belluno, in quell’ambito letterario-alpino che entrambi frequentavano. Qual è il nesso tra tutto ciò e il sottoscritto? Qual è il giro che la vita ha disegnato perchè io fossi qui a dirvi questo? Provo a raccontarlo.

Non mi soffermo sulla figura del grande Buzzati, sul suo spessore letterario e artistico, scrittore, giornalista, pittore; l’importanza che ebbe nel panorama della letteratura italiana ( indubbiamente, e come a lui riconosciuto,  tra i grandi del ‘900)  e ciò che lo rese famoso nel mondo, a partire da “Il Deserto dei Tartari”. Vorrei invece porre l’accento sulla sua passione/visione per la montagna (bellunese di nascita). Proprio la montagna è infatti la protagonista del suo primo bellissimo e tenero romanzo: Bàrnabo delle montagne, scritto nel 1933. Il prologo a tutto ciò che Buzzati produrrà successivamente; un romanzo che attribuisce alla Montagna la stessa immensità, per lui sogno, mistero, attesa, che ho ritrovato nel mio modo di rapportarmi con essa quando la racconto per immagini.

Una Montagna dell’Anima, silenziosa, nella quale colui che la vive, alpinista o semplice camminatore che sia, percepirà un’atmosfera talmente intensa da sentirsi in totale armonia con ciò che lo circonda. Ebbene, questa passione, questo scriverne e parlarne, è il primo legame tra Buzzati e mio padre, Giancarlo; anch’esso autore di libri e racconti sulla montagna, documentarista, alpinista. Un confronto e un rapporto che li porterà a condividere l’appartenenza al G.I.S.M Gruppo Italiano Scrittori di Montagna, prestigiosa Accademia di Arte e Cultura Alpina fondata nei primi anni del ’900, che vide nel suo inizio accademici quali Guido Rey, nipote di Quintino Sella, alpinista, autore fecondo e brillante rievocatore delle sue imprese alpinistiche; e poi tra i primi soci il GISM potè annoverare Luigi di Savoia, Duca degli Abruzzi, e Salvator Gotta, scrittore e fecondo romanziere del Novecento. I giri della vita, dicevo. Buzzati scrittore, Buzzati con la montagna nel cuore; papà scrittore, papà con la montagna nel cuore; il GISM, gli incontri, la condivisione di esperienza e conoscenza. E il sottoscritto. Fin da piccolo ho seguito mio padre nel suo peregrinare per sentieri di bosco e di roccia; ogni suo passo erano tre dei miei. Ero proprio piccolo.

Una vita, la mia, cresciuta a imparare, comprendere, apprezzare il valore dei paesaggi che attraversavamo nelle lunghe giornate con zaino in spalla e notti nei rifugi. Un amore entrato dentro me pian piano, in silenzio, in punta di piedi; una coscienza, uno stato interiore fattosi grande e importante con l’avanzare degli anni, sempre presente, che mi ha portato a vivere la Montagna come elemento principale per il mio benessere psico-fisico e che in un certo preciso momento è uscito con tutta la sua forza: quando, dopo la sua scomparsa, a fine anni ’80, ho voluto riprendere in mano la sua attrezzatura fotografica. E’ stato il momento della consapevolezza. E’ stato il comprendere di avere la possibilità, almeno teorica, di poter comunicare, raccontare e “trasferire” quanto fino a quel momento avevo dentro. Oltre la parola. E fu un nuovo inizio. La vita aveva svelato il percorso che aveva tracciato per me. Come se mi avesse portato per mano fino alla cima di una collina per mostrarmi tutto quanto stava al di là di essa, tutto quello che rimaneva da percorrere e che, questa volta si, mi avrebbe visto veramente artefice dei miei successi e insuccessi. Senza nessuna costrizione, senza nessuna necessità di arrivare a un logorante confronto padre/figlio. Solo completamento, aggiunta, integrazione. Mi era solamente stata indicata una strada. A me la scelta di seguirla. Ed eccomi, oggi, su quel sentiero. Sempre alla ricerca di qualcosa che mi dia la possibilità di trasmettere al meglio e in modo originale, del tutto mio, quello che ho in testa e nell’anima attraverso parola e fotografia.

Manca però ancora un pezzo a questa piccola storia. Questa passione, questo mio scrivere e fotografare, mi ha portato inevitabilmente a vivere ambienti certamente legati alla fotografia; ma ancora di più alla cultura alpina. A ritrovare e frequentare scrittori, accademici, alpinisti che un tempo, molti anni fa, dovevano chinarsi non poco per guadarmi negli occhi per chiedermi “…e tu come ti chiami?” quando stringevano la mia piccola mano, mentre l’altra era saldamente attaccata a quella di mio padre. Scrittori dei quali avevo letto opere e racconti, alpinisti che mi avevano emozionato con le loro imprese. Persone che hanno fatto la storia dell’alpinismo. Ma non ero più quel bambino per loro: si, ero certamente il figlio di mio padre ma soprattutto, ora, ero qualcuno che stava provando a costruire e affermarsi attraverso un percorso artistico personale, e a portare un proprio contributo al “movimento”.

gism_new02Per quanto fatto a quel tempo (era il 2005) venni dunque invitato ad entrare nel GISM. Accettai con molta emozione. Ero entrato a far parte di questa prestigiosa Accademia di Arte e Cultura Alpina, come mio padre, come Buzzati. Fu, e tuttora lo è, un modo per essere insieme a loro seppur virtualmente, con il piacere e la maturità di vivere questa esperienza in totale serenità; non come traguardo, non come premio ma come stimolo a continuare sulla strada intrapresa. Quella strada apparsa oltre la collina sulla quale uno dei tanti giri della vita mi aveva portato e che ho deciso poi di percorrere. Attualmente il presente mi conforta e mi racconta della bontà di quella scelta.

Mi auguro che il futuro possa continuare a dirmi le stesse cose. Io mi impegnerò a fondo; la strada per lasciare un piccolo segno è ancora lunga. E magari, chissà, raccontare la montagna di Buzzati facendomi interprete della sua visione attraverso la mia fotografia, tributargli questo omaggio per essermi di continua ispirazione… O ripercorrere i sentieri di mio padre, con gli occhi non più di bambino ma di un fotografo di montagna ormai cresciuto, e vedere l’effetto che fa. Chissà… “la vita ha bisogno di tempo per svelarci i suoi percorsi. Certe volte si ha l’impressione che alcune storie siano già state scritte. Noi abbiamo avuto solo l’illusione di esserne i protagonisti. Ma tutto, alla fine, era giù stato deciso“ | Milano, febbraio 2011.
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Edit. Gennaio 2016 – Croda da Lago, Cortina d’Ampezzo
È gennaio ora, di un anno importante. L’anno dell’ultima scalata di Dino Buzzati (Croda da Lago 14.09.66) e del suo 110° dalla nascita. Sono rientrato da poco, dopo aver camminato per quei boschi e quelle crode che per ultime sentirono i suoi passi, le sue mani. Cerco ciò che ho letto di quella sua montagna dell’ignoto e della magia, del sogno e del mistero. Dell’attesa. Una visione profonda, nella quale ho immerso fin dai miei inizi la mia fotografia e che mi sento ora pronto, con umiltà e rispetto, a poter raccontare. Fisso pensieri spontanei con la mia Polaroid, da rileggermi a casa. Non ho fretta. Ritornerò quando sarà il tempo. Sarà per me, per un ringraziamento ricevuto, per una promessa fatta a una persona molto speciale”

Ps. Un sentito grazie a un amico e grande fotografo Giuseppe Menardi per avermi dedicato il suo prezioso tempo e avermi accompagnato in luoghi che sono stati per me di grande ispirazione.
Le foto sono volutamente “sporcate” perché spero un giorno serviranno a ciò che ho in mente. Meglio prevenire qualsiasi tipo di utilizzo da parte di terzi.

Ci sono 0 commenti

  1. Simona

    Che bellissima storia Alberto!
    I figli che ripercorrono la strada dei propri padri!!!
    Che bello veramente!
    Queste cose allargano il cuore
    lo aprono a sensazioni bellissime!
    Anch’io figlia d’arte e amante della natura ti capisco!
    Era nel nostro DNA la strada da percorrere!!!
    Continua così!
    Complimenti!
    Amico anche se virtuale di FB!!!
    Un abbraccio Simona :-))

  2. annamariacorea

    ……..Poiche’ è solo : “piano piano, in silenzio, in punta di piedi ” che puo’ avvenire, avviene e ha motivo di esistere ” ogni momento di preziosa consapevolezza delle cose importanti” , che ” oltre la parola” come giustamente affermi, non necessita di altro. Ed è percio’ semplicemente naturale, che questo, rappresenti ” un nuovo inizio” del giorno, della vita, di un’ anima nuova che anela a ” completarsi, aggiungersi, integrarsi “con quell’ altra parte di ” anima ” che appartiene o è appartenuta a qualcuno a noi profondamente ” caro”. E’ vero , ” a volte si ha proprio l’ impressione che certi giri fossero gia’ stati scritti…..e che tutto alla fine li’ doveva arrivare”, ed è ” esattamente cosi’ “.Cosi’ come la ” Montagna dell’ anima “, ” silenziosa” , ti ha concesso il privilegio di ” scoprirla “, anche la Vita ” senza bisogno di parole” ti ha parlato ” facendosi comprendere da te”. Ecco che : “……alla fine ” tutto” li’ doveva arrivare. Esattamente dove sei. COMMOSSA , come sempre, del tuo ” saper giugere al cuore ” oltre che con la fotografia, con la parola. Un caro saluto.

  3. Dona

    Molto bello questo tuo ricordare. Mi ha fatto piacere sentir parlare di Buzzati, da bellunese mi sento un filo orgogliosa di esserlo sentendo parlare cosi’ della montagna e di un associazione che di montagna nutre l’anima dei suoi sostenitori.
    Questo tuo ricordo e’ un’ottima lezione di vita, e’ il dire che se lasci una buona impronta questa a ottime possibilita’ di essere luce nel sentiero di tutti coloro che si troveranno ad osservarla.
    Dopo aver letto questo tuo post, sarei davvero interessata, un giorno, leggere un tuo pensiero su Mauro Corona, qualsiasi esso sia.
    Un caro saluto
    Dona

    • Alberto Bregani

      Ciao Dona
      grazie mille!
      da un altro Bellunese, seppure per “soli” dieci anni, ma vissuti splendidamente
      riguardo a Corona… non ho letto che qualche riga, finora…
      troppo sotto la luce dei riflettori per essere, per me – non per lui – una scoperta.
      preferisco ricercare nel passato, ricoprire o trovare nomi minori, meno “commerciali” ma sempre validi
      Magari un giorno…
      ti dirò
      ciao!

  4. Tony

    bella storia Albert, sai sempre toccare le corde giuste. Anche di uno che mai e poi mai dormirebbe in un rifugio senza frigobar, Ps3 e Sky…


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